L'ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro) definisce dialogo sociale quello che include tutti i tipi di negoziazione, consultazione e scambio d’informazioni fra i rappresentanti del governo, i datori di lavoro e i lavoratori per ciò che concerne le loro problematiche di comune interesse. Ma il dialogo sociale varia da paese a paese e da regione a regione: citando due dei modelli più significativi, la Germania ha adottato la forma del "Mitbestimmung", tramite la quale datori di lavoro e lavoratori dividono la piena responsabilità delle imprese (attraverso la composizione dei Consiglio di amministrazione, dove i rappresentanti dei lavoratori sono coinvolti in tutte le decisioni riguardanti la società), l'Italia ha adottato la cosiddetta “concertazione” che non solo è applicata alle strategie delle società, ai contratti e alle altre questioni e agli affari interni, ma anche ai "patti territoriali" per il lavoro e le azioni di sviluppo.
Questi due esempi sono una prova che il dialogo sociale può essere realizzato in forme diverse: "verticale" in Germania, concentrandosi fondamentalmente sulla piena realizzazione di strumenti diretti "all'interno" delle aziende, "orizzontale" in Italia, focalizzandosi sulle azioni co-operative relative ai fattori di "esteriorità" della crescita, al fine di assicurare una politica di lavoro efficace, anche se le relazioni industriali "all’interno" della società sono fermamente in conflitto.
Scopo principale del dialogo sociale
Lo scopo principale del dialogo sociale stesso è promuovere il consenso e il coinvolgimento democratico fra i principali attori del mondo del lavoro.
Ma nella società moderna (la società della rete, come scrisse Manuel Castells), le più brillanti strutture e i processi di dialogo sociale hanno la potenzialità di risolvere anche importanti problemi economici e sociali, incoraggiare la buona governance, promuovere la pace e la stabilità sociale ed industriale e radicare il progresso economico.
Perciò, il dialogo sociale dovrebbe esplorare forme nuove di arricchimento.
Le migliori pratiche dei vari paesi europei in questo campo non sono ancora ben conosciute e testate, cosicché i vantaggi del modello “tedesco” potrebbero essere adottati ed adattati dagli altri Stati Membri, se applicabile, e le più brillanti esperienze del modello "italiano" nei patti territoriali per il lavoro e lo sviluppo locale potrebbero essere meglio “disseminate” attraverso gli altri stati membri europei, prendendo in considerazione l'importanza e l’attinenza data dall'UE alle politiche di “bottom up”, alla sussidiarietà nei programmi di sviluppo regionale e agli stili di “governance” richiesti al loro interno. La stessa conclusione riguarda anche le esistenti migliori pratiche del dialogo sociale negli altri Stati Membri europei.
Il dialogo sociale è normalmente concepito per gli attori delle “aziende” (datori di lavoro e lavoratori), con il ruolo di mediazione dello stato. Questa governance tripartita è necessaria, ma non sufficiente nella moderna società "liquida": i nuovi fenomeni richiedono nuovi strumenti di dialogo sociale. La negoziazione, la consultazione e lo scambio di informazioni devono essere allargati ai movimenti sociali e alle comunità di interesse che includono anche famiglie, consumatori, ONG, i quali stanno diventando sempre più "attori" attivi nel dialogo sociale, non meno dei sindacati e delle Associazioni dei datori di lavoro.
In conclusione, il dialogo sociale tra datori di lavoro e lavoratori sarà esteso al "terzo settore" e il profilo della "governance" per creare un clima politico e civile stabile sarà concentrato sulla conservazione e lo sviluppo del "capitale sociale", molto più che in passato.
La globalizzazione ha rivelato un processo complesso e multisfaccettato per i lavoratori in tutto il mondo, così come le strategie che essi devono sviluppare per affrontare le loro sfide.
|